Fiorexit – La Fiorentina esce dall’Europa

di Simone Borri

Il gol di Gonzalo Rodriguez

Il gol di Gonzalo Rodriguez

FIRENZE – Forse s’erano capiti male, Paulo Sousa e la Sampdoria. In conferenza pre-partita il mister viola aveva parlato di partita da ultima spiaggia, decisiva per la corsa all’Europa League, e giù con i bisogna crederci.

La Sampdoria ha capito che o emossional diceva a lei, ed è entrata in campo indemoniata, manco in Europa dovesse e potesse andarci lei. La Fiorentina è arrivata allo stadio tardi, causa Maratona di Genova contro la quale nessuno in società s’era premunito. Samp – Fiorentina, anticipo dell’ora di pranzo, comincia quasi alle 13,00, e comincia male.

Calcio d’inizio viola, pronti, via, e gol. Della Sampdoria. Bruno Fernandes vola via sulla destra in sospetto fuorigioco, bevendosi un Gonzalo che sembra sempre meno quello a cui tanti tifosi avrebbero voluto rinnovare il contratto. Gran gol dalla distanza, Tatarusanu può farci poco.

Malasorte? Atteggiamento sbagliato? Il destino non sembra crederci quanto Sousa, che comunque ha messo in campo la solita formazione stramba, Ilicic – dipendente, con Chiesa – che sarebbe all’esordio in maglia viola nella sua città natale – in panchina accanto a Kalinic e Saponara. Quando si tratta di Fiorentina e di Sousa, non si sa mai se un giocatore sta fuori per problemi fisici, per problemi con il tecnico o per chissà cosa.

Il destino non ci crede, i giocatori che sono in campo forse anche meno, perché non mordono il prato e le caviglie avversarie come i proclami della vigilia – se non il blasone, la maglia e quant’altro – richiederebbero. Babacar unica punta non è nel suo schema, Bernardeschi sembra dover riprendere confidenza con la gara, come si dice. Borja e Badelj incidono quanto Ilicic, zero. Tello stenta a decollare sulla fascia destra, su quella sinistra affonda Milic. Nessuno si aspettava oggi una sua prestazione alla Roberto Carlos, o alla Simonsen, mitica ala danese del Borussia Moenchengladbach anni 70. Il fatto è che nessuno sa più cosa aspettarsi, la domanda è cosa si aspettava chi l’ha comprato.

La Samp potrebbe raddoppiare in almeno tre occasioni, su una delle quali Gonzalo si fa perdonare ampiamente, prima che la Fiorentina si svegli, ed è passata ampiamente la mezz’ora. Ci provano Bernardeschi su punizione, Babacar anticipando un tentativo analogo più fortunato nella ripresa, e infine Tello, che comincia a giocare da Tello, almeno per come uno si immagina che giochi un giocatore che bene o male proviene dalla cantera blaugrana.

Il tempo si chiude su una incornata fuori di Babacar, la sensazione è che come si sa da tempo il senegalese come punta unica sia in difficoltà. Si scalda Kalinic nell’intervallo per affiancarlo, Paulo Sousa quest’oggi si contenta di aver gettato via un tempo solo. Esce Ilicic e la Fiorentina a due punte vere comincia a ribaltare il gioco e forse anche la sorte. Con quattro quinti di linea del miglior attacco viola in campo la musica cambia, peccato per quel Chiesa ancora in panchina a beneficio di un Milic incomprensibile.

Due pali di Tello predisporrebbero all’alibi della malasorte, ma al quarto d’ora Gonzalo is back. Dopo un tempo immemorabile ecco il gol de el capitan su calcio d’angolo, schitarrata dell’argentino a compagni e tifosi e Fiorentina che ritorna in corsa.

I giocatori festeggiano, ma l'Europa si allontana

I giocatori festeggiano, ma l’Europa si allontana

E’ il momento migliore della squadra di Sousa, che dà l’impressione malgrado tutto di poter passare da un momento all’altro, di poter disporre come vuole di questa che sembrava nel primo tempo la Real Sampdoria e che in questa ripresa è ridimensionata a squadra qualsiasi. Un assist di Astori si fa tutta l’area piccola doriana senza che nessun viola abbia la presenza, non solo di spirito, di farsi trovare pronto a metterla dentro.

Un minuto dopo, di nuovo notte fonda. Break doriano in contropiede, difesa viola di dopolavoristi come spesso succede, Ricky Alvarez prima scherza Sanchez e poi uccella Tatarusanu. Il replay mostra un portiere viola subire goffamente una segnatura che giustifica lo stipendio pagato a Sportiello, Dragowski, Lezzerini o chiunque altro Corvino stia trattando per la prossima stagione.

Chi è causa del suo mal….. Con neanche 20 minuti da giocare nemmeno i tifosi più ottimisti, quelli che in cameretta hanno appeso il celebre poster di X Files – Voglio crederci, hanno più il coraggio di alzare la testa.

Eco il tardivo cambio di Chiesa per Milic, poi seguito da quello di Saponara per un esausto Bernardeschi. Un Sousa nervosissimo, che sa di aver legato oggi il proprio nome e cognome all’addio all’ultimo obbiettivo stagionale (checché ne dirà dopo in conferenza stampa, certi obbiettivi non si dichiarano, ci sono e basta), si fa più metri di campo dei suoi giocatori per incitarli a non mollare.

E’ proprio colui che avrebbe più ragione di lasciarlo cuocere nel suo brodo, il Babacar poco e male utilizzato di questa stagione, a salvare la patria evitando un subitaneo arroventarsi del clima fiorentino. All’89’ con un mezzo pallonetto da fuori area il senegalese uccella Viviano, che sostava abbastanza fuori porta nell’occasione.

Di nuovo in parità, peccato che non serva a nulla, Milan e Inter hanno turni sulla carta agevoli e oggi possono andarsene. Se non agguanta i tre punti, la Fiorentina saluta la compagnia e va a informarsi sugli sconti al cinema il giovedi per l’anno venturo.

Al’ultimo dei quattro minuti di recupero, Khouma el Babacar avrebbe la palla della vittoria, che lo consacrerebbe a novello Ezio Sella. Ma Viviano deve farsi perdonare la piccionata di qualche minuto prima e non dare troppa enfasi alla sua ascendenza fiorentina. Così, con la punta del piede, strozza l’urlo in gola ai suoi concittadini.

Giusto così, con buona pace di allenatori che meriterebbero soltanto di essere messi da parte e stare zitti nonché di recriminatori di professione, un tempo giocato decentemente non fa della Fiorentina la squadra che avrebbe meritato di vincere e soprattutto che avrebbe meritato le coppe europee l’anno prossimo. Quattro punti su sei lasciati a Milan, Torino, Genoa, Sampdoria legittimano ampiamente il risultato finale che quello parziale di oggi prefigura.

No, alla Fiorentina in Europa League neanche gli agenti Mulder e Scully ci credono più.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche ad indirizzo storico, e lavora come dipendente nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni ha un posto importante la Fiorentina, è tifoso viola da sempre.


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