Dooe, la musica dell’anima dei The Wise

di Eleonora Cioni

dooe-170419-001Il primo disco dei The Wise è finalmente uscito il 31 marzo, dopo 2 lunghi anni di gestazione, e si intitola Dooe. Giovane band nata nel nord Italia, è formata da Pietro Porretto (voce, chitarra ed autore dei testi), Tommaso Straffelini (basso) e Max Granata (batteria). Questo progetto musicale vede la luce nel 2012, abbracciando quelle correnti straniere che in Italia non si sono ancora pienamente affermate: l’indie folk e l’indie rock, rifacendosi ad artisti come Kings of Convenience e Bon Iver.

Eppure il loro nome non vi è nuovo, perché forse ve li ricordate sul palco di X Factor 8 capitanati dall’eclettico Morgan, che li ha visti ai live per due sole puntate. La loro uscita dallo show non ha determinato però la loro morte, anzi, forse è stata la loro rinascita. Senza scoraggiarsi, da quel momento hanno continuato a lavorare in silenzio, per riapparire alla luce del sole più splendenti che mai con un album che brilla di luce propria, di quelli che vanno cercati perché non si trovano facilmente.

La realizzazione di Dooe è stata possibile grazie ad un crowdfunding su Musicraiser. Uscito sotto l’etichetta discografica Marvis LabL, la band si è affidata alla supervisione artistica di Fabio Cinti e Lele Battista, aiutati anche dall’ex componente Marco Ziliani. L’album contiene undici tracce in inglese che all’apparenza non sono minimamente correlate tra di loro. Fondamentale è il processo di giustapposizione per comprenderlo: è stato definito infatti una raccolta di immagini, odori, panorami mozzafiato e ricordi. La bravura sta non tanto nel comunicare qualcosa di preciso, ma nel far emergere quello che a noi queste canzoni ricordano e le emozioni che suscitano.

E’ un album tutto incentrato sulle sensazioni che la musica riesce a farci provare. Nonostante tutto, la track-list sembra quasi formare un percorso, il percorso di uno Slow Mover: si parte dal Prelude, passando per Home e il Tree of Life. Si continua con Cosmic Dancer e Interstellar: la fine della prima è l’inizio immediato della seconda, proseguendo in un intreccio elettronico, fino ad arrivare al Deep Blue Sky e Crystal, esprimendo la ricerca della verità ed il mistero della vita.

Che la natura sia uno degli elementi principali, lo si capisce anche dai titoli. Soffermandosi ad osservare il cielo e le sue stelle, sembra quasi un ciclo stagionale: dalla primavera trasmessa da Home e Tree of Life, alle notti estive stellate in Deep Blue Sky fino ai fiocchi di neve che cadono trasportati dal vento lasciando spazio alle immagini sbiadite delle montagne in November.

Il fatto che il disco lasci più spazio alla musica che alle parole è la mossa vincente. I testi sono brevi ma essenziali, gli arrangiamenti suggestivi ed intensi. È un album da ascoltare con attenzione: la voce dolce, ma decisa quando è necessario, di Pietro Porretto sembra volare sulle note trascinandoti in un altro mondo, e capisci di essere arrivato nel momento in cui ti lascia in compagnia dei suoni della chitarra che tirano fuori le tue emozioni.

Spesso ci si dimentica della musica, dando più importanza ai testi che sono sì fondamentali, ma le note sulle quali le canzoni si costruiscono, le note sulle quali le parole si posano, amalgamandosi, lo sono ben di più. Sono loro che creano la magia. Come quando una pietra si incastona perfettamente sulla montatura del suo anello, questo album può essere paragonato ad un vero e proprio gioiello. Questi ragazzi ci ricordano che lasciandosi andare alle emozioni prodotte dai soli strumenti musicali si arrivi a carpire l’essenza della vera musica, l’unica in grado di mettere in moto dei meccanismi da riuscire a far suonare la nostra anima.

 

Potrebbe interessarti anche ...

Commenta l'articolo