Bagliori viola

di Simone Borri

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Baba fulmina Handanovic, è il gol partita

Ci sono giorni, nello sport come nella vita, in cui sembra che la follia prenda il sopravvento e finisca per governare tutto. Il 22 aprile 2017 per Firenze passerà alla storia come uno di quei giorni.

Nel pomeriggio al BozziDue Strade scendono in campo le ragazze viola, che ormai ci tratteniamo ancora per poco dal definire leggendarie. Mancano solo 4 punti e 3 partite prima di poter finalmente pronunciare quella parola che a Firenze non si grida da 48 anni. Le possiamo nel frattempo continuare a chiamare straordinarie, perché il rullo compressore della Fiorentina Women’s sembra non fermarsi più, travolgendo avversarie e scaramanzie.

Le viola girls mostrano di aver assorbito anche il colpo dell’infortunio occorso alla capitana Alice Parisi in Nazionale (frattura della tibia). Un pirotecnico 6-1 alle romagnole del San Zaccaria Ravenna, che neutralizza il 5-1 ottenuto dalle campionesse d’Italia del Brescia in quel di Como. Segnano Guagni, Mauro, Caccamo (2), Bonetti e Carissimi. Alla fine, in piena apoteosi, ai microfoni di Controradio un Sandro Mencucci visibilmente al settimo cielo per il trionfo delle sue ragazze segna probabilmente il gol più bello confermando che il far disputare la prossima, ultima e probabilmente decisiva partita casalinga non più in questo pur glorioso stadio delle Due Strade intitolato al partigiano Gino Bozzi ma nel ben più significativo stadio intitolato ad Artemio Franchi è molto più di un’ipotesi. E’ una dovuta concessione alla splendida realtà del primo titolo vinto dalla holding Della Valle nel calcio.

Ci si avvia dunque all’ora di cena con in mente il tormentone che circola da giorni in città: facciamo terminare alle femmine il campionato dei maschi. Al Franchi arriva l’Inter, e se la Fiorentina Men non avesse sperperato tutte le precedenti chances con sistematica dedizione verrebbe voglia di battezzare il match come l’ultima chiamata per l’Europa. Per i viola di sicuro, ma anche per l’Inter, poiché l’Atalanta vola e Milan e Lazio non mollano.

Le viola girls ad un passo dal trionfo

Le viola girls ad un passo dal trionfo

Si va in campo con un lutto al braccio ed uno nella testa e nel cuore. Se la disgrazia che si è portata via il vincitore del Giro d’Italia Michele Scarponi, falciato da un furgone mentre si allenava sulle strade di casa, può essere rubricata come omicidio colposo (pur con l’aggravante stradale), quella che ha stroncato la vita a Marco Ficini – tifoso viola in trasferta a Lisbona per seguire la partita del gemellato Sporting e falciato da un pirata della strada fuori dello stadio Da Luz dove si sarebbe disputato il derby con il Benfica –  è probabilmente da imputarsi ad omicidio volontario.

Fiorentina – Inter comincia così, con Borja Valero che deposita un mazzo di fiori sotto la curva in un silenzio surreale. I tifosi viola, d’accordo con quelli nerazzurri, hanno deciso di togliere striscioni e limitare cori almeno per tutto il primo tempo. Una risposta di assoluta civiltà alla follia che ormai si è impadronita della nostra società e del nostro sport.

Ma oggi la follia governa, e nessuno può immaginare ancora che almeno per stasera sarà una splendida follia. Se la partita delle ragazze si è conclusa con sette gol, quella dei maschi alla fine ne metterà a referto nove. E siccome la Fiorentina ne segna uno in più, va a finire che ti ritrovi con il classico capello da spaccare, il bicchiere mezzo pieno da sorseggiare, la prestazione che non sai più come valutare.

Paulo Sousa è probabilmente ormai uomo dalle poche idee ma confuse. Lasciare in panchina Chiesa per Milic in quella che è l’ultima delle gare salva-stagione fa parte sempre del filone follia (anche se niente di paragonabile alle suddette tragedie, per carità). Ma ci sono dei giorni in cui la follia è grata agli Dei addirittura più di quanto la fortuna aiuti gli audaci.

Si capisce subito, al 23’, che è una serata particolare quando sulla sinistra Milic affonda alla Candreva e mette in mezzo per Vecino, che sembra Icardi. Gran gol, e in Handanovic si insinua il dubbio che questa possa essere una delle tante serate interiste contro la Fiorentina negli ultimi anni. Ma l’Inter ha ancora in campo la rabbia del derby sfumato al 97’ e la consapevolezza che è l’ultima spiaggia anche per lei. Candreva fa il Candreva vero, mette a sedere Milic e crossa per Perisic. Tatarusanu sembra impegnato in una caccia alle farfalle tutta personale, la porta è vuota, il piattone è facile. Non basta, poco dopo la mezz’ora Joao Mario lancia Icardi, che resiste al ritorno (si fa per dire) di Sanchez e fulmina da gran centravanti il portiere viola.

Il primo tempo si chiude con l’Inter in vantaggio, e per quanto poco gratificante per i colori viola ciò che si è visto configura ancora una partita cosiddetta normale. Nella ripresa invece salta tutto. Il calcio di rado è follia, ma a volte sì. La Fiorentina rientra in campo con la voglia e l’incoscienza di chi sta perdendo tutto e proprio per questo non ha più nulla da perdere. E aggredisce un’Inter a cui il suo attacco stellare ha mascherato finora tutte le lacune.

La trattenuta di D'Ambrosio su Babacar

La trattenuta di D’Ambrosio su Babacar

La trattenuta di D’Ambrosio su Babacar è nettissima, ed al 52’ il buon arbitro Valeri non può esimersi dal concedere il dovuto rigore. Sul dischetto va Federico Bernardeschi, che finora non ha mai sbagliato un penalty, contro Handanovic, che finora non ne ha mai parato uno. Il tiro esalato da Fede è una telefonata a casa Handanovic. E’ difficile stabilire: eccesso di sicurezza? Eccesso di nervosismo (è dura giocare quando hai gli occhi del mondo, ma soprattutto quelli – non benevoli – del tuo allenatore addosso)?

Sei minuti dopo, la scure di Sousa cala. Esce il numero dieci, ma se non c’è da meravigliarsi della palla colta al balzo dal prevenuto mister viola, discutibili sono i fischi di uno stadio che stigmatizza ingiustamente il primo errore del talento di casa. Bernardeschi fa ampi gesti di scuse, da signore, ed il pubblico si acquieta, disponendosi a vedere le giocate del magico Ilicic entrato al suo posto.

Per fortuna, stasera, il cielo è viola. Astori pareggia segnando quel gol su calcio d’angolo che insegue da quando gioca a Firenze. Davide dimostra di capire più di tanti addetti, colleghi e tifosi, precipitandosi verso la panchina ad abbracciare Federico Bernardeschi.

Ma non è finita. C’è mezz’ora da giocare, e l’Inter è già in una delle sue bambole. Un minuto dopo Astori, Vecino trova addirittura la sua doppietta andando via sulla destra manco fosse Robben, e uccellando un Handanovic a cui si stanno avverando i più infausti presagi.

Mentre Salcedo entra a dare un senso alla difesa viola, sollevando Sanchez da compiti troppo gravosi (non è mai troppo tardi, Paulo Sousa), arriva il momento di qualcun altro. Chi dice Inter dice Khouma El Babacar. Che quando vede nerazzurro vede in realtà rosso, come il toro alla Corrida. A Vecino stasera riesce tutto, compreso un sontuoso assist per il senegalese che entra in area a sinistra e come fosse Ronaldo Nazario da Lima detto il Fenomeno fulmina il povero Handanovic con un colpo da giocatore di biliardo sull’angolino lontano.

Finità? Macché. All’80’ il magico Salcedo va via sulla destra rubando il mestiere (anche lui) a Candreva e mette in mezzo un assist al bacio per Babacar. Che questa volta segna alla Babacar, di splendida rapina.

Cinque gol a due. Finita? Nemmeno per sogno. L’Inter ci prova alla disperata. Icardi riceve al limite dell’area, si gira da par suo e fulmina di un millimetro all’angolino destro un Tatarusanu che forse la vede partire anche in ritardo. Di sicuro non può nulla un minuto dopo sullo stacco imperioso del centravanti argentino che su calcio d’angolo riporta i suoi a meno uno.

Si patisce anche stasera. Le coronarie reggono a fatica a cinque minuti dalla fine quando su angolo Brozovic calcia a botta sicura in ribattuta. Astori salva sulla linea di tacco, come Kaltz su Bettega ai Mondiali del 1978. E’ un segno, l’ennesimo. L’ultimo. Stasera gli Dei non detestano questa sciagurata Fiorentina maschile, e le consentono il riaggancio dell’Inter (forse perché sanno bene che l’Atalanta di quest’anno è inarrestabile, la Lazio – che pure deve rendere visita qui al Franchi – forse pure, il Milan pare avere in poppa un vento che soffia potente quanto quello viola).

Il giorno della follia si conclude dopo aver regalato un sogno che sta per compiersi ed un altro che non è del tutto svanito. Tra tante suggestioni, tre notazioni che tentano di rifarsi alla logica. La prima, lasciamo in pace Bernardeschi, altrimenti poi si piange. La seconda, diamo una chance seria a questo Babacar. La terza, pensiamoci bene sull’allenatore (che grazie a Dio tra cinque partite dovrà cambiare): questo Pioli non è che propugni un gran calcio spettacolo, né ottenga grandi risultati malgrado il parco giocatori che ha a disposizione. E’ vero che l’Inter è pazza, come dice il suo stesso inno, ma forse il match di stasera è stato per noi anime viola come un open day, illustrandoci il nostro presente e forse anche il nostro futuro.

Fanno festa tutti, ma gongola solo Sandro Mencucci, che il suo può quasi dire di averlo fatto. Gli altri dirigenti viola, quelli che seguono i maschi, hanno davanti una bella gatta da pelare.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche ad indirizzo storico, e lavora come dipendente nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni ha un posto importante la Fiorentina, è tifoso viola da sempre.


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