Attacco al Parlamento

di Simone Borri

Laura Boldrini

Laura Boldrini

FIRENZE – Su una cosa ha Ragione Laura Boldrini, presidente – pardon, presidenta – della Camera dei Deputati. E’ un attentato alle istituzioni. Peccato che lei intenda – per usare il celebre aforismo bolognese, il buso, mentre a risultare grave, gravissimo è il tacon  da lei e dai suo collaboratori sopra di esso apposto.

La sospensione di 42 parlamentari appartenenti al Movimento Cinque Stelle (suddivisi grottescamente – ma il senso del ridicolo al pari della dignità non appartengono più alle nostre istituzioni e a chi le rappresenta – in quattro fasce di demerito:  15 i giorni di sospensione per i 19 rei di aver cercato di fare irruzione nel l’Ufficio di Presidenza della Camera, 10 per i 5 Stelle che hanno protestato in Aula ma restando nei loro banchi, 12 i per chi ha protestato sotto i banchi della presidenza, 5 per chi ha protestato davanti alla porta dell’ufficio di presidenza) costituisce effettivamente il più grave oltraggio alla sovranità ed alle prerogative del Parlamento della Repubblica dalla sua istituzione ad oggi.

Per buona parte della prossima primavera (le sanzioni decise dall’Ufficio di Presidenza scattano il 6 aprile e si concludono a fine giugno secondo una specie di calendario venatorio predisposto all’uopo) il nostro organo costituzionale legislativo sarà di fatto e di diritto privato della rappresentanza dell’unica vera forma di opposizione – piaccia o no – alla maggioranza di governo, o presunta tale, attuale.

La motivazione del provvedimento è la manifestazione volutamente plateale, sopra le righe, contro la riconferma dei vitalizi ai parlamentari messa in atto dai Cinque Stelle alla Camera il giorno in cui – tra una celebrazione dell’Europa e l’altra – la maggioranza approfittava del riflettore mediatico puntato altrove per approvare alla chetichella il mantenimento dei suoi privilegi.

Attentato alla nostra istituzione sovrana, dicevamo. Figuriamoci infatti se la maggioranza così privata di opposizione non ne approfitterà per procedere alla approvazione di chissà quali norme impopolari e disastrosamente contrarie all’interesse nazionale nei prossimi giorni. Conoscendo il fair play democratico che fa parte della cultura di governo della nostra sinistra, non abbiamo dubbi in proposito.

Viviamo tempi difficili. La sicurezza delle nostre istituzioni repubblicane è affidata a campioni francamente improbabili come Laura Boldrini. Del resto, la definizione di cultura della legalità oggi è affidata al dibattito non tra un Norberto Bobbio ed un Bertrand Russell, ma tra un De Luca e un De Magistris.

Il quadro complessivo offerto da giornali e telegiornali è sconfortante. Governi che firmano dichiarazioni di Roma sul rinnovo dei voti della UE che nessun mandato popolare ha affidato loro in potestà di sottoscrivere. Ministri della Cultura che firmano dichiarazioni di Firenze, in una città cioè che al di sotto dei suoi monumenti imperituri vive ormai una condizione di cloaca a cielo aperto, perché non viene lavata mai, perché ha fogne plurisecolari che non vengono mantenute e che franano, perché é sempre più invasa da gente i cui standard igienici sono ancora più bassi di quelli degli italiani.

Leggi che reintroducono surrettiziamente dalla finestra ciò che il popolo vorrebbe fuori dalla porta, come quella appena approvata che impedirà il respingimento dei minori richiedenti asilo (e obbligherà umanitariamente al ricongiungimento con la famiglia che arriverà subito dopo, con il barcone successivo: siamo o non siamo il paese che alla faccia di Cavour è quello delle troppo libere chiese a spese del servo stato?). Non vuoi lo jus soli? E io te lo schiaffo nell’ordinamento a sanatoria, non importa nascere in Italia, basta presentarvisi per i ben noti canali ONG.

Dal 6 aprile siamo di fatto anche senza Parlamento. Non che, negli ultimi anni, avesse fatto una gran differenza.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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