La Scala del calcio profanato

di Simone Borri

Kucka segna il primo gol del Milan

Kucka segna il primo gol del Milan

Quanto vale la Fiorentina senza Bernardeschi? Quanto varrebbe la Fiorentina messa in campo da un allenatore più motivato (lasciando da parte la competenza)? Quanto varrebbe la Fiorentina gestita da un proprietario che invece di andare in tribuna una volta o due l’anno a farsi i selfie con i tifosi prendesse realmente a cuore le sorti della sua controllata?

Quesiti solo all’apparenza filosofici. Il primo è decisamente d’attualità tecnica, l’eroe di Moenchengladbach ha rimediato una squalifica contro l’Udinese e a San Siro va in tribuna autorità accanto a Giancarlo Antognoni e all’Uomo dei selfie. In campo al suo posto va Cristoforo, e questo introduce le risposte ai quesiti successivi. Che non possono che sconfinare nel metafisico, visto che questo allenatore ce lo dobbiamo comunque tenere fino a maggio, e questo proprietario fino a data da destinarsi, o a quando piacerà a Dio.

La Fiorentina senza Bernardeschi e messa in campo da Paulo Sousa, l’Uomo che non indovina una formazione nemmeno per sbaglio, vale l’entusiasmo e la classe dirompente di Federico Chiesa, la frenesia e la voglia di esserci di Nikola Kalinic, le residue motivazioni di Davide Astori e Gonzalo Rodriguez. E poco, pochissimo altro.

La Fiorentina di Paulo Sousa vale quanto l’insistenza su figure ormai ampiamente vintage come Josip Ilicic e Borja Valero Iglesias. Al netto del parco giocatori desolante messo a disposizione dell’allenatore dalle ultime campagne acquisti, questi due sono ormai ex giocatori, nel fisico e forse anche nella testa. Lo sloveno è un giocatore da mattonella quando il resto del pavimento è sgombro, e in certe partite pare non esserci neanche più sui calci da fermo. Lo spagnolo corre spesso a vuoto, rallenta il gioco da par suo come prima e più di prima, pare sempre fuori ruolo in qualsiasi ruolo giochi, non fa mai nulla per prendersi la squadra sulle spalle, quando in campo vengono meno gli altri leader.

La Fiorentina di Diego Della Valle vale poco più dei selfie che lo stesso si fa in tribuna nell’intervallo, quando i suoi  sono già sotto per 2 a 1 (con due gol presi in maniera che grida vendetta) e non accennano una reazione degna di questo nome. Immaginiamo le urla di altri proprietari – presidenti, che si sarebbero sentite fino in Svizzera. Lui no, lui ride beato e felice e si fotografa assieme a tifosi – clienti.

Il pareggio momentaneo di Kalinic

Il pareggio momentaneo di Kalinic

Contenti loro…. Nel frattempo in campo ci vanno i Salcedo, i Sanchez, i Cristoforo, i Vecino. Gente che al pallone gli dà più del lei che del tu. Gente che hai voglia a girarla per il campo alla ricerca di sempre nuove eresie tecnico – tattiche…… Piedi da C.T.O., con rispetto parlando per il Traumatologico.

Il Milan che va in campo per questo spareggio per i preliminari di Europa League (o tempora o mores….. la Scala del Calcio non era mai scesa così in basso, assistendo a simili spettacoli) non è migliore della Fiorentina, anzi. Tira in porta due volte, e grazie alla difesa viola sono altrettanti gol. Poi aspetta la Fiorentina indietro per due terzi del match e tenta di sorprenderla in contropiede ancora. Montella ha messo da parte le velleità estetiche che poteva coltivare quando era a Firenze, qui si fa soltanto difesa e contropiede, malgrado le dediche a Berlusconi e al Milan dei tempi d’oro.

Ma il Milan ha gente che se capita la butta dentro, e poi si sta a vedere. La Fiorentina cincischia gioco negli ultimi strascichi di un tiki taka che ormai ha stancato il Sistema Solare nelle sue versioni migliori, figurarsi in questa viola che ormai più che da anni Duemila sembra calcio da anni Settanta, e ovviamente non del migliore. La Fiorentina rumina gioco, confidando in un Chiesa che l’uomo lo salta o quantomeno lo aggira quasi sempre, ed in un Kalinic che prova a far reparto da solo, visto che di una seconda punta da affiancargli né società né tecnico ne vogliono parlare.

Stasera però non basta, perché le sciocchezze difensive sono due, contro una sola del Milan. Dopo un tiro telefonato giorni prima da Borja Valero a Donnarumma, punizione di Sosa che Kucka insacca di testa senza neanche saltare nel bel mezzo del Deserto dei Tartari, alias difesa viola. Poco dopo pareggia Kalinic, invenzione rasoterra di Chiesa che arriva nel cuore dell’area dove il croato si conferma – quando è in forma – opportunista efficace beffando una difesa rossonera tutt’altro che impeccabile.

Neanche dieci minuti e si replica, Borja Valero perde un pallone da geriatria a centrocampo, di lì parte un break del Milan che da Pasalic finisce a Deulofeu che entra in area indisturbato e trafigge al giro Tatarusanu.

Gomez graziato da Valeri tra le proteste viola

Gomez graziato da Valeri tra le proteste viola

Il tempo finisce con un palo di Pasalic e due occasioni di Gonzalo e Vecino sprecate malamente. Spettacolo appena dignitoso e risultato determinato dalla minore sprecisione dei rossoneri nelle proprie occasioni. Della Valle, come detto, non pare però preoccuparsi affatto in tribuna, perché se al ride tra un selfie e l’altro.

La Fiorentina torna in campo determinata a tenersi il pallone, ed a farlo rivedere al Milan soltanto alla fine. Peccato che tutto il suo possesso palla produca un gioco a malapena negli standard europei di qualità, e una occasione soltanto, con ciabattata alle stelle di Sanchez che nel rugby varrebbe i tre punti della trasformazione di meta ma nel calcio vale soltanto una fila di improperi.

Il solo Chiesa sembra poter alimentare le speranze viola di non chiudere del tutto la stagione anzitempo, almeno in campionato. Ed infatti, chi è il primo che l’ineffabile Sousa chiama fuori al momento dei cambi? Al posto del ragazzo prodigio, il solito inconcludente Tello, che non corre, non salta, non crossa, ed alla fine batte anche una punizione (uscito finalmente Ilicic) direttamente a Malpensa, interferendo con il traffico aereo.

Ilicic lascia il posto negli ultimi minuti a Saponara, che fa il suo esordio da ex contro il Milan. I tifosi rossoneri possono farsi ampiamente ragione della sua perdita, perché il neoacquisto viola si vede poco o nulla. L’unica recriminazione fiorentina è sulla mancata espulsione di Gomez per fallo da ultimo uomo, con Kalinic forse lanciato a rete. Ma un Tatarusanu oggi tornato ai suoi livelli (confusionali, rischia tra l’altro la solita autorete per sufficienza nel controllo di un retropassaggio) dice no ad un Abate ben piazzato, e alla fine tocca dire che il Milan non ruba nulla.

Nello scontro diretto tra i due ciuchi bolsi che aspirano all’ultimo posto in Europa (se l’Atalanta permette), vince alla fine quello che almeno due zoccolate in quel rettangolo che si chiama porta è in grado di tirarle. E vince l’allenatore che è motivato a restare sulla sua attuale panchina, contro quello che probabilmente non vede l’ora di andarsene, e noi con lui.

Dei quesiti iniziali, restano poche certezze in risposta. Cosa vale questa squadra senza Bernardeschi l’abbiamo toccato con mano. Cosa vale la Fiorentina di Diego Della Valle, l’abbiamo toccato con mano da molto più tempo. Cosa ci aspetta dopo maggio, chiunque sia il nuovo allenatore, ce lo possiamo soltanto immaginare. Con tutta l’inquietudine del caso.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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