Vedi Tomovic e poi muori

di Simone Borri

Nenad Tomovic autore dell'errore fatale

Nenad Tomovic autore dell’errore fatale

FIRENZE – Ancora Coppa Italia. Ancora il Napoli. Ancora una partita secca, che alla fine mette fuori la Fiorentina e manda avanti i partenopei. Tra polemiche e recriminazioni anche giustificate, ma che fanno perdere di vista la realtà.

Tre anni dopo la notte di Jenny ‘a carogna, che nel frattempo si è trasferito coattivamente da Fuorigrotta a Poggioreale, la Fiorentina incrocia di nuovo il Napoli chiedendo strada per la conquista dell’unico obbiettivo stagionale che appare alla sua portata. Nell’annata in cui ha giocato peggio ma ha messo in riga tutte le grandi, Paulo Sousa sogna di aggiungere alla sua collana l’unico scalpo che gli manca, quello degli azzurri di Sarri.

A Firenze, in campionato, fu gran partita, nel primo tempo per merito di Insigne & C., nel secondo di Bernardeschi, Zarate e Chiesa che si presero la Fiorentina sulle spalle e la portarono a pochi secondi da un’altra clamorosa vittoria a spese di un avversario sulla carta assai più quotato.

Anche stasera, di fronte ad un Napoli al completo che aspetta il Real in Champion’s ma che non disdegna affatto l’antipasto di questa Coppa Italia, i viola sono attesi da un compito in apparenza improbo. Niente turnover, tuona l’ammiraglio Sousa dal ponte di comando della sua fregata viola che nell’anno solare 2017 ha sempre sbaragliato gli avversari. Il problema è che ha sempre vinto anche il Napoli, e come due mesi fa a Firenze si presenta al San Paolo con il suo attacco che se gira è uno dei migliori d’Europa. Addirittura Sarri si permette il lusso di lasciare il capocannoniere Maertens in panchina.

Da parte viola, l’ingegno di Sousa si alza soltanto per schierare Cristoforo a centrocampo. Il resto è la squadra che ha messo sotto il Chievo, con Tomovic al posto dell’infortunato Gonzalo. La difesa che balla contro l’attacco dei miracoli tiene in ambasce i tifosi viola, che per tutto il primo tempo vedono Insigne e Callejon andare dentro dalle fasce con una facilità irrisoria, quasi spaventosa.

La marcatura di Sanchez su Insigne è di quelle che suonano a morto, ma toccherà al povero Nenad la consueta chiamata del destino. A lui l’onore e l’onere al minuto numero 70 di compiere l’errore madornale che i suoi tifosi attendono da tutta la partita, e che gli carica sulle spalle il peso di una sconfitta che va invece equamente ripartita su buona parte dei suoi compagni, e soprattutto imputata ad una società che negli ultimi tre anni – da quella famigerata notte all’Olimpico – ha progressivamente impoverito il tasso tecnico della squadra, soprattutto in difesa, anziché preparare una adeguata rivincita.

Bernardeschi e Husaj

Bernardeschi e Husaj

L’importante non è vincere, ma partecipare, sembra dire il barone de Cognigny. Ed allora ecco che ogni volta che la Fiorentina si trova di fronte il Napoli, i giocolieri di quest’ultimo fanno quello che pare loro, di più e meglio.

Eppure, in quel primo tempo in cui gli azzurri padroni di casa appaiono di una categoria superiore, è la Fiorentina ad avere le occasioni migliori. Chiesa, Astori e Kalinic hanno occasioni clamorose, e soprattutto sulla nasata del centrale viola Reyna deve inventarsi la parata dell’anno. Il Napoli va al riposo con qualche brivido, anche se con la vittoria ai punti.

Nella ripresa, la musica è completamente diversa. La Fiorentina alza il baricentro del suo gioco di almeno trenta metri, e per più di venti minuti i partenopei annaspano, sorpresi dal cambio totale di atteggiamento dell’avversario. Ancora Chiesa potrebbe portare in vantaggio i suoi, al culmine dell’ennesima azione frutto della sua tecnica e della sua spavalderia. Dall’altra parte Insigne prova ad innescare sporadicamente i suoi compagni, ma il neo-acquisto Pavoletti è inconsistente e Callejon non trova varchi.

Finché, al 70’ ed dopo averci provato almeno un altro paio di volte, nel momento migliore dei suoi Tomovic si incarica di vanificare il tutto perdendo palla a centrocampo, con dietro di sé il nulla. Insigne vola in area e crossa ad occhi chiusi per l’accorrente Callejon. Sul quale, la marcatura congiunta di Astori e Maxi Olivera è nella circostanza ridicola, tanto che l’asso spagnolo ha il tempo di incornare di precisione, rovinando la serata ad un Tatarusanu a cui l’arrivo di Sportiello pare aver fatto un gran bene.

Napoli in vantaggio, con venti da giocare e Fiorentina a cui il coraggio ed il morale non vengono meno, ma le idee sì. Tutte, meno quelle di Sousa che con i suoi cambi butta all’aria inutilmente un assetto tattico che aveva consentito fin lì ai viola di reggere botta agli azzurri. Bernardeschi, a differenza del match di Firenze, stasera non ha fatto cose straordinarie, ha giocato in modo normale. Ma toglierlo a beneficio di Ilicic è una di quelle cose che a Coverciano o dove si formano gli allenatori dovrebbero mettere in programma come cosa da non fare mai, a pena di ritiro del patentino.

L'incornata vincente di Callejon

L’incornata vincente di Callejon

Stesso discorso per un Borja Valero che ormai assomiglia sempre più al mitico Vavassori di un’Atalanta di tanti anni fa, e che non aggiunge nulla, ma proprio nulla alla prestazione del Cristoforo che rileva. Ma tant’é. L’arrembaggio viola in qualche modo tenterebbe comunque di prodursi, se nei minuti finali l’arbitro Doveri non consentisse ai giocatori del Napoli una riedizione in grande stile della Sceneggiata di Mario Merola.

Dei cinque minuti di recupero se ne gioca a malapena uno, gli altri scorrono via con Callejon a terra che sembra rantolare l’ultimo respiro a causa di un fallo che Babacar – entrato al posto di Badelj quando ormai siamo in Zona Disperati – non ha neanche accennato a commettere. A quel punto, Husaj – altro tarantolato dopo che Bernardeschi gli è passato accanto almeno a cinque metri – è già volato fuori per un fallaccio su Vecino. Poco dopo lo segue Maxi Olivera, e non sapremo mai perché.

Il tentativo di Napoli di rovinare la bella prestazione del Napoli non raggiunge il livello di quello di Jenny ‘a carogna all’Olimpico, tre anni fa. Ma insomma, i minuti finali sono talmente concitati, arruffati, inguardabili e mal diretti dall’arbitro Doveri da alimentare qualche recriminazione che, come dicevamo all’inizio, fa perdere di vista però la reale proporzione delle cose. E cioè che questo Napoli è più forte di questa Fiorentina, anche se quest’ultima era riuscita a rimetterlo in difficoltà, e che sul successo finale dei padroni di casa c’è poco da dire.

Ci sarebbe molto da dire ad una società viola, non solo al Barone de Cognigny ovviamente, che sta svilendo per la seconda volta un ciclo ed un patrimonio tecnico che avevano autorizzato i tifosi a coltivare qualche speranziella di togliersi o prima o dopo una pur minima soddisfazione, almeno in Coppa Italia. Di vendicare sportivamente la notte dell’Olimpico ed altre nottate amare.

E invece, si comprano giocatori di prospettiva. Per chi, è questione di poco tempo, e lo sapremo.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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