Le ragioni del No: vedi alla voce Ataf

di Simone Borri

W La Costituzione

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Firenze – Basterebbe la vicenda degli spot pubblicitari per il SI sugli autobus dell’Ataf a orientare la scelta dell’elettorato in merito alla riforma della Costituzione. Tutto legale, tutto regolare, per carità. Ma se la sensibilità istituzionale di chi ci governa ed amministra è questa, teniamoci la vecchia Costituzione. Che perlomeno – sulla scorta di precedenti e tragiche esperienze – aveva architettato un sistema per non dare troppo potere a chi c’era la possibilità che ne facesse cattivo uso.

Da oltre un mese, da quando cioè il Governo ha sciolto la riserva sulla data del voto referendario aprendo nel contempo la campagna per il SI ed il NO, circolano per il capoluogo toscano autobus recanti una esplicita propaganda a favore della riforma della costituzione che va sotto il nome di Decreto Boschi: Cara Italia, vuoi leggi più semplici? Vota SI al referendum costituzionale.

Per molto meno, in termini di sostanza, maggioranze di governo precedenti a quella attuale furono messe sulla graticola, e si aprì in Italia la lunga e tormentata stagione della par condicio e del conflitto di interessi da regolare con legge. La maggioranza attuale, la stessa che governa a Roma, a Firenze e presumibilmente anche all’ATAF, non pare investita da analoghi moti di popolo e di pensiero. O i tempi sono cambiati, o sono cambiate – mentre eravamo distratti – le norme.

Interpellati in proposito da alcune segnalazioni di cittadini, infatti, i vertici dell’Azienda di Trasporti fiorentina si limitano a ribadire quanto prescrive la legge, ed è una affermazione ineccepibile anche se – appunto – limitata e limitante. Il committente degli spot è un privato (afferente, presumiamo, ai Comitati per il SI) e come tale in possesso di regolare contratto per l’occupazione di spazi pubblicitari sottoscritto con Ataf. E’ – dice l’Azienda – una legittima operazione commerciale come qualunque altro tipo di pubblicità.

Fin qui la norma, e la sua applicazione, ribadiamo, ineccepibile. Da qui in poi (o forse era meglio farli intervenire prima), buon gusto, buon senso, e senso di opportunità e rispetto per le istituzioni.

In un caso in certo qual modo analogo, anni fa una pubblicità di un marchio di moda che recitava Mi chiamo Maria, non sono vergine e ho un forte senso di spiritualità, era stata prontamente rimossa a seguito del proverbiale – e molto italiano – insorgere da parte di indignados, in questo caso bipartisan: le femministe e/o post femministe che lamentano il refrain della mercificazione del corpo femminile, ed il fronte non certo contiguo dei cattolici, sempre sensibili a questioni di vera o presunta blasfemia.

Con buona pace di Maria e della casa di moda, non è il loro caso che ci interessa, quanto il puntualizzare il fatto che nel caso dello spot referendario non si dimostri altrettanta sensibilità. La legge ammette lo spot, pecunia non olet, soprattutto quella che gira comunque in ambito di Partito Democratico.

Ma forse la Costituzione valeva più di alcuni capi di abbigliamento, per quanto graziosamente confezionati. E forse la sensibilità di governanti e governati (non diamo sempre tutte le colpe alla Casta, ogni popolo ha il governo che in fondo si merita, diceva un vecchio adagio) richiedeva maggior rispetto ed attenzione per una questione assai più importante della verginità di Maria (absit iniuria verbis).

Ecco, queste sono le ragioni profonde del NO. Chi tra il 1946 ed il 1947 scrisse l’art. 70 Cost. e i seguenti, che una classe dirigente ineffabile si é proposta di demolire, piuttosto che modificare, aveva in mente proprio una classe dirigente come questa di adesso. E non era lungimiranza, bastava volgersi lo sguardo dietro le spalle, e di poco, per capire a che rischi si andava incontro, e si sarebbe di nuovo puntualmente andati, o prima o dopo.

Mettere in mano a una simile classe dirigente, che ci ha già regalato norme come quelle che consentono di ridurre il dibattito costituzionale ad una pubblicità merceologica qualsiasi, un Parlamento ridotto ad un bivacco di manipoli (di qualunque colore) come nemmeno a Mussolini era riuscito a fare, almeno nei primi tempi, è un peccato mortale. Non nei confronti della Costituzione. Di noi stessi.

Dice che se vince il SI andremo in Europa più velocemente. Magari per scoprire che da questa Europa (che ha favorito la degradazione di questa Italia) nel frattempo sono venuti via tutti. E per ritrovarsi a cenare al lume di candela con frau Merkel, dopo aver scroccato un’ultima cena ad Obama prima che chiudesse il gas, la luce e se ne andasse finalmente a casa.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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