Il mercato è finito, andate in pace

di Simone Borri

Pantaleo Corvino

Pantaleo Corvino

FIRENZE – Mettete giù la penna e consegnate. Quello che avete fatto, avete fatto. 31 agosto 2016, ore 23:00. La fine di una sessione di calciomercato è sempre un po’ come la fine dell’ora in cui avevamo il compito in classe da ragazzi.  Che fossimo stati preparati o meno, che fossimo soddisfatti o preoccupati delle colonne riempite, dei versi tradotti o dei problemi risolti, quando arrivava il fatidico annuncio del prof. era il momento del sollievo. E’ finita, comunque vada.

E’ stata una sessione più lunga del solito, un compito particolarmente impegnativo, come le diciotto righe della versione di Greco della Maturità del 1980. E’ stata forse la sessione più difficile, pesante da seguire, scarsamente soddisfacente a memoria di tifoso (soprattutto viola), se si eccettuano le mitiche estati passate ad inseguire i Bruzzone, gli Zagano & C.

Il calcio italiano vive l’anno zero del fair play economico. La regola europea – non si spende se i conti non sono a posto, o entro certi limiti di deficit tollerati – penalizza particolarmente un paese dove l’economia in sostanza non gira più. I soldi non ci sono, difficile ripianare bilanci e reinvestire. Non essendo però all’orizzonte una Italexit, tocca adeguarsi. E così, l’ex campionato più bello del mondo, dove i campioni più forti del resto del mondo facevano la fila per venire a giocare (anche in provincia, purché fosse), è diventato un’opzione di seconda o terza scelta, e giocatori non di primissimo piano prendono tempo per pensarci, aspettando magari chiamate più appetite dalla Premier League o dalla Liga.

Non si dice niente di nuovo, è così da anni, ma mai come quest’anno. Senza lilleri non si è mai lillerato, quest’anno siamo a rovistare il frigo in cerca di avanzi, e il 26 sembra lontanissimo.

L’ultima giornata del mercato, poi, quella in cui anche in tempi di magra un Toni in versione crepuscolare ma sempre valida te lo portavi a casa, trascorre regolarmente tra la paura che alla fine non ti prendano nessuno e quella che qualcuno invece ti prendano. Ogni riferimento a Benalouane è assolutamente voluto.

Diego della Valle

Diego della Valle

Il ritorno del Corvo aveva illuso tutti. La favolosa campagna del 2005-6 è ancora nella mente di tutti. Campioni che piovevano come grandine di fine estate, proclami di scudetto entro cinque anni che sembravano anche troppo poco, sottotraccia rispetto al valore dello squadrone che si andava allestendo. L’anno che ti andava male ti ritrovavi con un Bobo Vieri che almeno fino alla semifinale di Europa League non aveva fatto rimpiangere Luca Toni prima versione, quello della Scarpa d’Oro.

Altri tempi. Più che l’economia di mezzo mondo è andata in crisi negli anni successivi la volontà della proprietà della Fiorentina di fare sul serio. Nel 2012 c’era ancora qualche residuo, il fallimento del Villareal e l’addio di Mario Gomez al Bayern Monaco consentirono a Daniele Pradé ottimi affari. Sembrava l’avvio di un nuovo ciclo, del secondo progetto. Era invece un Canto del Cigno, struggente come nemmeno Anton Cechov avrebbe saputo scriverlo. Dopo Siviglia, e malgrado un avvio della prima stagione di Paulo Sousa fulminante, Diego e Andrea Della Valle come imprenditori del calcio credibili non sono esistiti più.

Torna Corvino sugli scudi, e che ti aspetti? Si riparte, e – come nella barzelletta – questa volta si fa sul serio. Macché. Questa volta si fa fair play, e lasciamo stare che siamo praticamente gli unici. Al suono della campanella, il prodotto è desolante. Un paio di colonnette scarse. Vediamole:

IN ENTRATA: Davide Astori (già nel club, riscattato dal Cagliari per €5M); Bartlomiej Dragowski (Jagiellonia, €2,8M); Kevin Diks (Vitesse, €2,5M); Ianis Hagi (FC Vitorul, €2M); Hernan Toledo (prestito dal Velez Sarsfield, 0€); Carlos Sanchez (Aston Villa, €0.2); Cristian Tello (prestito dal Barcellona, €0,5M); Hrvoje Milic (Hadjuk Spalato, €0.7); Sebastian De Maio (Anderlecht, €1M); Josip Maganjic (Hajduk Spalato, €1M); Carlos Salcedo (prestito dal Guadalajara, 0 €); Sebastián Cristóforo (prestito dal Siviglia, €0M); Maximiliano Olivera (prestito dal Penarol, €0M); Totale spese: €15.9M.

IN USCITA: José Maria Basanta (Monterrey, €1M); Leonardo Capezzi (riscattato dal Crotone per €0.8M); Rafal Wolski (Lechia Gdansk, €0.5M); Marko Bakic (Sporting Braga, €1M); Andres Schetino (prestito al Siviglia Atlético, €0M); Mario Gomez (Wolfsburg, €2M); Giuseppe Rossi (prestito al Celta Vigo, €0M); Gilberto (prestito al Latina, €0M); Marcos Alonso (Chelsea, €27M); Matias Fernandez (prestito al Milan, €0.8M). Totale ricavi: €33.1 M.

Andrea Della Valle e Mario Cognigni

Andrea Della Valle e Mario Cognigni

Salta subito agli occhi una considerazione. I resti di quelle che erano state presentate come poderose campagne acquisti risalgono in disordine le vie del calciomercato che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. E’ una specie di Bollettino di Diaz alla rovescia. Spicca tra tutti il nome di Mario Gomez, svenduto al Wolfsburg pur di liberarsi dal suo ingaggio. Poi Giuseppe Rossi,anche lui – più che con il coriaceo tecnico Sousa sempre più in gran dispitto – sembra aver litigato con il bilancio viola. Anche Mati Fernandez in prestito al Milan all’ultim’ora non pare proprio la certificazione di un ciclo vincente che prosegue.

Stamattina qualcuno parla di Corvino come re del mercato intelligente. Questa sembra piuttosto arte povera, con tutto il rispetto. Via tutti quelli che guadagnano (tranne Babacar che ormai per motivi analoghi a quelli di Balotelli non ha mercato), si fa con l’essenziale: quelli dell’anno scorso (che già risultarono pochi) con qualche certezza in meno anche se pagata bene, e le solite scommesse in più.

Dicono che sia il fair play. La Fiorentina per investire  deve ripianare un buco di 28 milioni circa, derivante dallo sbilancio tra attivo e passivo degli ultimi cinque esercizi complessivi. Ergo, il ricavato della cessione di Alonso – l’unico vero colpo di mercato, peccato che l’abbia fatto il Chelsea di Antonio Conte – finisce nelle tasche del tesoriere viola e stop. Absit iniuria verbis, i soldi se li mettono in tasca e non finiscono in campo.

Ci sarebbe da chiedersi come, a voler prendere sul serio questa norma del fair play che a Firenze si applica, altrove si interpreta, si sia determinato il passivo di bilancio di 28 milioni. 38 se si considerano solo gli ultimi due anni. A norma dell’articolo 63, comma 2, lettera b) del Regolamento UEFA sul Fair Play Finanziario, è stabilito infatti che l’obbligo di pareggio è soddisfatto se il titolare della licenza ha un deficit di pareggio complessivo per i periodi contabili compresi nell’ultimo triennio a contare a ritroso dall’anno corrente che rientra all’interno della deviazione accettabile anche prendendo in considerazione l’attivo (se presente) nei due esercizi precedenti l’ultimo triennio. Altrimenti la Fiorentina sarebbe addirittura fuori, e soggetta ad una multa.

Paulo Sousa

Paulo Sousa

Trentotto milioni non sono bruscolini. Senza voler fare paragoni che potrebbero sembrare frutto di faciloneria, è più o meno una cifra dell’ordine di grandezza per cui fu dichiarato il fallimento del precedente proprietario della Fiorentina, Vittorio Cecchi Gori, patron della Associazione Calcio morta nell’estate del 2002.

Sarebbe interessante sapere, potendo analizzare in dettaglio le spese della attuale Fiorentina, come si arrivi ad un simile passivo. Considerato che nelle ultime stagioni se ne sono andati da Firenze – e dall’aggravio delle casse sociali – giocatori come Jovetic, Llajic, Nastasic, Cuadrado, per citare solo i nomi più eclatanti. Per finire appunto a Marcos Alonso. Tanti tesoretti per gennaio che non sono mai stati reinvestiti, almeno non adeguatamente. E a pochi minuti dal suono della campanella si apprende che l’esterno spagnolo è l’ennesimo sacrificio sull’altare della plusvalenza, che a sua volta è da sacrificare sull’altare del fair play e di un bilancio che pare più difficile da pareggiare del Pozzo di San Patrizio.

Con la sensazione che sia stata loro raccontata l’ennesima favola della buonanotte, gli appassionati fiorentini si rituffano nel loro passatempo preferito: quello di fare la formazione migliore per i prossimi impegni della squadra, alla ripresa del campionato. Allo stato attuale, i 28 milioni dovrebbero andare sulle fasce, 14 a sinistra e 14 a destra. Non si faranno trovare impreparati.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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