… e sul piazzale sventola la bandiera cinese

di Simone Borri

Sesto Fiorentino - CinesiFirenze – La solita questione delle tensioni inter-etniche con versioni contrastanti da una parte e dall’altra? No, stavolta qualcosa di più. Quello che è successo ieri all’Osmannoro, Comune di Sesto Fiorentino, zona Ikea per intendersi, è soprattutto la fotografia esatta dello stato di crisi sociale a cui siamo arrivati. E dei possibili sviluppi che ci attendono, non solo qui ma dovunque sia stata consentita una immigrazione incontrollata.

Da quando le comunità cinesi si sono insediate nel nostro tessuto urbano, i rapporti con le autorità statali italiane – nonché con le stese comunità italiane insistenti sul territorio – sono sempre corsi sul filo del rasoio. Per esplodere puntualmente qualora le stesse autorità abbiano inteso – secondo i cinesi preteso – di far rispettare normative vigenti.

Ieri pomeriggio, un controllo dell’Asl ad uno dei tanti capannoni di proprietà di cittadini cinesi presenti in quella zona è degenerato in una sommossa popolare. Sull’avvio dei fatti, versioni contrastanti. Da parte, diciamo così, italiana, la contestazione di alcune irregolarità avrebbe prodotto la reazione violenta degli occupanti del capannone. Una persona anziana, qualificata come nonno con bambino in braccio di dieci mesi nonché titolare dell’azienda in questione, sarebbe stata fermata per accertamenti dagli agenti. L’uomo avrebbe reagito aggredendo uno di questi, per poi accasciarsi a terra nella colluttazione.

Da parte cinese, è stata lamentata l’eccessiva rudezza – come già altre volte, dicono – da parte delle forze dell’ordine. Ciò avrebbe fatto scattare la reazione della comunità cinese stessa, protrattasi in modo estremamente violento e sovversivo per tutta la serata e conclusasi stamani con due arresti. Sintomatico del clima generatosi, il cartello mostrato dai manifestanti cinesi: bravo sbirro che picchi un vecchio.

Sesto Fiorentino - CinesiSull’esito della vicenda, invece, poche discussioni La prima carica della polizia ieri pomeriggio si è resa necessaria per alleggerire la pressione esercitata da circa 300 persone che avevano iniziato a mettere gli agenti alle strette dentro il suddetto capannone, dopo aver avviato il primo di una serie di lanci di oggetti contro di essi.

La situazione è poi rimasta altalenante per tutta la serata, con momenti di calma e di repentina ripresa della conflittualità. Il bilancio finale è di sette feriti (nessuno grave, secondo quanto è trapelato): tre orientali rimasti a terra in attesa dei soccorsi, quattro appartenenti a polizia e carabinieri. In piazza è spuntata una bandiera rossa della Repubblica Popolare della Cina accolta da un applauso dei cinesi a quel punto padroni della piazza.

La gravità dei fatti si commenta da sola. Le parole del Governatore Rossi di stamani servono a sottolinearla in pieno, con la clamorosa inversione di tendenza rispetto alla politica ostentata, tra tante altre, anche dalla sua amministrazione negli ultimi anni di totale acquiescenza alle ragioni di chi viene da fuori rispetto a quelle di chi si trovava – ahilui – già dentro.

«Chi ha sbagliato dovrà pagare» è una affermazione che suona francamente strana rispetto alla situazione. Chi ha sbagliato siede nei consigli regionali, provinciali e comunali da diverso tempo, ed è inutile che adesso tenti di cavalcare la tigre che si sta risvegliando. Ancora gli italiani, intesi come cittadini, non hanno fatto sentire la loro voce. E forse, rispetto a cosa potrebbe succedere alla luce dello stato di malessere esistente, è tutto sommato un bene.

Resta la brutta, bruttissima impressione destata da quella bandiera rossa della Repubblica Popolare Cinese issata sul piazzale dell’Ikea a Sesto Fiorentino. Parla, e parlerà a lungo, più di mille parole.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


Visualizza gli altri articoli di Simone Borri

Potrebbe interessarti anche ...

Commenta l'articolo