Sorgi Inghilterra. Vince la Brexit

di Simone Borri

Nigel Farage

Nigel Farage

FIRENZE – C’è ancora un’Inghilterra. Alle prime luci dell’alba il comitato elettorale che presiede allo scrutinio delle schede del referendum Leave or Remain annuncia il risultato. E’ il Giorno di San Giovanni. Gli inganni sono finiti. E’ anche il giorno di San Giorgio, protettore di queste isole che dal 1066 non si arrendono più a nessun conquistatore europeo. 52% OUT, 48% IN. La Gran Bretagna esce dall’Unione Europea. La Brexit ha vinto.

Non si tratta più dei sondaggi addomesticati da una stampa quasi totalmente asservita all’oligarchia bancaria e burocratica che fa capo a Bruxelles, Strasburgo, Berlino. Sono i risultati definitivi. Non hanno avuto paura dell’Invencible Armada, non anno avuto paura della flotta di Napoleone a Trafalgar, né del Leone Marino di Hitler. Non poteva riuscire a spaventarli la tragicomica silhouette dei signori biliosi della Commissione Europea, della Trojika e di alcuni governi continentali che ambirebbero a fare del continente nuovamente un lebensraum di una casta che non ha più al braccio la croce uncinata ma piuttosto il simbolo – diventato nel tempo altrettanto sinistro – dell’Euro.

Non poteva essere vero. Non lo era. I sondaggi erano fasulli, addomesticati. Così come – lo ribadiamo senza tema di smentita o censura – poco genuino era apparso da subito l’attentato alla povera deputata Jo Cox, destinato nelle intenzioni dei mandanti occulti a causare l’ondata emotiva che rovesciava carte in tavola chiarissime da settimane, da mesi. Ci sarà sempre un’Inghilterra, come è stampato nelle magliette che compravamo da ragazzi a Carnaby Street. Altera, algida, poco simpatica quanto si vuole, ma giustamente orgogliosa (e per noi dolorosamente invidiabile) del proprio carattere nazionale forgiato ai temi di un Re che non a caso era stato soprannominato il Cuor di Leone.

David Cameron

David Cameron

Non hanno avuto paura. E stavolta non avevano un Francis Drake, un Horatio Nelson, un Winston Churchill, una Margaret Thatcher a guidarli. Avevano piuttosto un Neville Chamberlain, un portatore di catastrofe spacciata per la pace per il nostro tempo. Uno che si era scoperto europeista solo dopo la pubblicazione dei Panama Files (e dell’arrivo conseguente delle pressioni di Bruxelles e di altri centri di potere europeo). Non avevano il probabile aiuto in soccorso degli Stati Uniti, stavolta. Perlomeno, non da parte dell’amministrazione in carica. Il più deludente Presidente della storia degli U.S.A., Barack Obama, ha perso l’ultima occasione per stare zitto, alla fine di una lunghissima lista.

David Cameron non era il leader giusto per questa Inghilterra che si è improvvisamente ricordata chi è. Ha rassegnato le proprie dimissioni non appena sono stati proclamati i risultati ufficiali della consultazione. «Il paese ha bisogno di un nuovo leader». Chapeau, mr. Cameron, a lei ed alla Nazione che con queste semplici parole finalmente ha saputo rappresentare degnamente. Il popolo ha scelto, la volontà del popolo sarà rispettata da tutte le istituzioni britanniche. Poche cose sono più sicure di questa. Massima invidia, da parte di chi come noi italiani è costretto ad aggrapparsi ad una riunione del Direttivo del Partito Democratico per vedere rispettata la propria di volontà. Riunione peraltro prontamente rinviata da un Matteo Renzi che starà interrogando sicuramente il proprio cellulare come un aruspice.

Un leader per la verità sta emergendo, nell’ora più grande di questa generazione di inglesi. Nigel Farage, leader del movimento indipendentista UKIP (che al pari della Lega Nord italiana di Matteo Salvini e del Front National francese di Marine Lepen viene comunemente liquidato come fascista xenofobo) celebra il suo momento di gloria e la sua vittoria epocale. «E’ il nostro Indipendence Day», dichiara con gioia tutto sommato contenuta questo figlio di un broker della City esponente della middle class agiata del South West di Londra, quanto di più improbabile come novello Oswald Mosley, come è stato dipinto dalla stampa soprattutto del nostro paese. E aggiunge, la domanda non è cosa succederà adesso alla Gran Bretagna, ma piuttosto cosa succederà all’Europa. Italia compresa.

David Cameron e Angela Merkel

David Cameron e Angela Merkel

Già, cosa succederà? L’Europa dell’Unione Bancaria incassa soltanto il dissenso alla Brexit di Scozia e Irlanda del Nord, in controtendenza rispetto al mainstream inglese. La Scozia ha ormai ripiegato su una autonomia controllata. Il vecchio spirito anti-inglese di Braveheart deve fare i conti con i benefici del Commonwealth e dello Stock Exchange londinese. Quanto all’Ulster, è da decidere se tornerà ad essere una spina nel fianco di Sua Maestà, con la richiesta prontamente rinnovata di annessione all’Eire. Oppure sarà la volta che Sua Maestà si libera proprio di quella spina dal fianco.

Nella colonna del dare”, sono molte di più le voci che si stanno allineando per la UE. Olanda e Danimarca hanno da tempo fatto sapere come la pensano, e saranno probabilmente i prossimi due exit. Poi c’è la Scandinavia, che già beneficiava di un regime particolare, analogo a quello inglese. Quindi la Francia, che al termine della durissima battaglia sulla loi du travail (l’equivalente del jobs act renziano) si è scoperta probabilmente ancor meno europeista di quanto lo fosse negli ultimi tempi, con un presidente sempre più screditato come Hollande e una Marine Lepen che sarà sempre più difficile tenere lontana con lacchezzi come quelli delle Regionali dalle stanze del potere. Poi c’è la Spagna, Podemos o no Podemos? E l’Italia? Fedele stavolta all’alleato germanico, o pronta ad un nuovo armistizio di Cassibile (soprattutto una volta disfattasi dei Quisling e dei Petain come Renzi e Monti)?

Volano al ribasso le Borse. Tokyo e Milano sottoterra, le altre comunque tutte col segno meno. La speculazione internazionale, la stessa che ha aperto la crisi economica epocale a cui oggi forse la Brexit è arrivata oggi a dare risposta, ha realizzato le sue plusvalenze. Proprio come gli inglesi che scommettono su tutto, dalla vittoria nell’Europeo di calcio fino al sesso del proprio erede al trono, le Morgan Stanley e gli Standard & Poors di questo mondo giocano su tutto. E finora hanno vinto sempre.

Boris Johnson, ex sindaco di Londra e sostenitore della Brexit

Boris Johnson, ex sindaco di Londra e sostenitore della Brexit

Qualche analista comincia a mezza voce a tentare di spiegare come stanno realmente le cose, cercando di farsi sentire nel coro dei profeti di sventura più o meno cointeressati. Non succederà nulla. La sterlina che si svaluta è un ulteriore omaggio all’Inghilterra, che nel breve periodo avrà un boom delle esportazioni come noi ci sogniamo soltanto, dopo il 1992. La Borsa di Londra governa il mondo dal 1698, e continuerà a farlo, quanto e più di quelle di New York, Francoforte, Tokyo, Milano e compagnia bella. Del resto, l’hanno inventato loro anche questo gioco. E a differenza del football, ne sono rimasti maestri indiscussi.

E’ la vittoria della politica sull’economia che aveva preso il sopravvento. Sul big busness, come dice ancora Nigel Farage, che stava strozzando il continente, facendo dimenticare a tutti le ragioni che avevano spinto i popoli sopravvissuti alle guerre mondiali a mettere insieme le loro risorse e le loro ragioni d’essere. Adesso Londra negozierà con Bruxelles e Strasburgo il ritiro delle legioni comunitarie dalla Britannia, nonché dei propri funzionari dagli uffici della U.E. La quale continua imperterrita a promettere ritorsioni, continuando a suonare lo stesso refrain come l’orchestrina a bordo del Titanic. Succederà invece nient’altro che un ritorno alle condizioni del Trattato di Roma del 1957 e dell’E.F.T.A. del 1959. Al limite, a quelle del 1972, con l’adesione della Gran Bretagna alla C.E.E. poi ratificata dal referendum di Harold Wilson nel 1975.

Erano altri tempi, chissà se sono rievocabili. L’Europa era divisa da una Cortina di Ferro, ma noi ragazzi potevamo girarla in lungo e in largo malgrado le frontiere esistenti senza neanche accorgerci che esistesse. Prima che qualcuno sostituisse gli interessi di bottega alle ragioni ideali e la facesse diventare un Reich. Un mostro.

Quel mostro adesso perde sangue copiosamente. San Giorgio ha estratto la spada spingendo in un angolo il drago Europa. San Giovanni gli ha coperto le spalle dai suoi servi oscuri. La bestia è sconfitta. Una brutta bestia. Ci sarà sempre un’Inghilterra.

“Nessuno cantava più Sorgi Inghilterra. E tuttavia l’Inghilterra era risorta” (A.J.P. Taylor)

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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