Per l’ultima al Franchi: addii, lacrime e noia

di Patrizia Iannicelli

Manuel Pasqual saluta il pubblico del Franchi

Manuel Pasqual saluta il pubblico del Franchi

FIRENZE – La Fiorentina nella trentasettesima giornata di campionato affronta il Palermo in piena corsa per la salvezza, per congedarsi nel migliore dei modi davanti ai propri tifosi, dopo un girone di ritorno deludente. Prima del fischio d’inizio ancora una speciale coreografia della Curva Fiesole, per ricordare i sessant’anni della vittoria del primo storico scudetto, un giglio nel mezzo e i nomi di tutti i protagonisti di quella straordinaria impresa. Presenti in tribuna autorità Ardico Magnini, Giuliano Sarti, e Alberto Orzan omaggiati da un lungo applauso dall’intero stadio. Anche a bordo campo un tributo particolare, al quale si associano gli spettatori, del patron Andrea Della Valle e del mister Sousa per Narciso Parigi per il suo inno alla squadra gigliata che ancora oggi risuona prima dell’inizio della gara. Sugli spalti i presenti sono 28.096.

I giocatori entrano in campo come rituale nell’ultima di campionato, accompagnati ognuno dai propri bambini, per l’ultimo saluto al pubblico di casa. Gli unici titolari con il modulo del 3-4-2-1 in divisa viola sono: Tatarusanu tra i pali, Roncaglia, Gonzalo Rodriguez, Astori, Bernardeschi, Badelj, Borja Valero, Pasqual (cap.), Zarate, Ilicic, Kalinic. Già dalle prime battute si nota una gara da fine stagione, con la Fiorentina che adotta il solito estenuante possesso palla, senza mai essere incisiva e determinante verso la porta avversaria. Quasi alla mezz’ora è Zarate che da solo si porta al limite dell’area ma il suo tiro termina di poco fuori. Le azioni dei viola sono manovrate con un ritmo lento e prevedibile, dalla parte opposta il Palermo gioca di rimessa ma senza nessun problema per il portiere Tatarusanu.

Nella seconda frazione di gioco al decimo la prima sostituzione tra i gigliati esce Ilicic per Mati Fernandez. Al tredicesimo primo sussulto per i viola, Zarate recupera un pallone che passa a Kalinic marcato stretto dai difensori rosa nero in area piccola, il tiro del croato si ferma sul palo sinistro della porta. Al quindicesimo seconda sostituzione esce Manuel Pasqual, ormai certo di non fare più parte della rosa dei viola, per Alonso. Lunga standing ovation per il capitano numero 23 da parte dello stadio.

In questa fase di gioco la Fiorentina si porta in avanti, ci provano prima Alonso dalla distanza ma il tiro viene parato, ancora Alonso mette al centro per Kalinic ma la sua deviazione non porta a risultati. Intanto dagli spalti partono i primi cori di disappunto per l’ennesima prestazione incolore e i primi fischi. A tre minuti dalla fine ultimo cambio per mister Sousa, esce Badelj per Vecino. Dopo tre minuti di recupero il triplice fischio finale con il punto che porta i gigliati alla matematica qualificazione dell’Europa League.

La squadra in campo festeggia il capitano Pasqual che tra le lacrime si porta sotto la curva dei sostenitori viola per l’ultimo incessante applauso, premiata la sua professionalità in campo e la sua dedizione e attaccamento alla maglia. Un protagonista che ha scritto una pagina nella storia della Fiorentina nei suoi undici anni di permanenza con le sue 356 presenze in maglia viola.  La commozione per questo addio doloroso che ha coinvolto l’intero stadio, ha evidenziato ancora una volta gli errori di comunicazione per una decisione presa da mesi, che poteva essere gestita in altri modi.

La contestazione del pubblico che poteva diventare di ben altro spessore, è stata attutita dall’emozione che ha portato alla fine di un’altra bandiera dell’era Della Valle, forse ormai l’ultima. Nel fine settimana è stato confermato l’allenatore Sousa, un punto di partenza per cercare di ripartire, evitando di ripetere gli errori fatti. Il portoghese ha ambizioni per migliorarsi ora è la società che deve operare in sintonia con l’allenatore per costruire una squadra competitiva. Ma del prossimo futuro ci sarà tempo per analizzarlo e valutarlo.

Questa ultima giornata al Franchi sarà ricordata per l’ennesima gara noiosa e scialba, per gli addii (non solo di Pasqual), per le lacrime, forti emozioni che per fortuna anche il calcio moderno riesce a dare. Restano comunque i rimpianti per una stagione che poteva portare a ben altri risultati e l’amarezza di un girone di ritorno da media retrocessione con nove punti in undici giornate.

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