Siamo tutti a Bruxelles

di Simone Borri

Keep CalFIRENZE – Interrompiamo le normali sciocchezze, con cui ci trastulliamo ormai quotidianamente su Facebook, Twitter e gli altri dis-social network, per aggiornare la situazione dall’aeroporto di Bruxelles. Sale finora ad 11 il conto dei morti, le compagnie di bandiera stanno cancellando i voli da e per la capitale belga e dell’Unione Europea. Nel marasma dei terminal sconvolti si cerca di recuperare i propri effetti personali, insieme all’idea che questa sia ancora la nostra vita normale.

Qualcuno sta scrivendo siamo in guerra, da oggi ufficialmente. No, cari signori, lo siamo da un bel po’. Ma faceva un gran comodo a tutti quanti illudersi che così non fosse. Un po’ perché ormai in occidente ci piace ridurre tutto ad una questione di quattrini. Quanto vuole la Turchia per allestire campi profughi al confine con l’Europa. Quanto vuole la Germania per continuare ad assorbire manodopera a buon mercato per le sue industrie. Quanto vuole un migrante appena sbarcato per votare alle primarie del PD italiano, e presto anche alle politiche.

Ma soprattutto perché è comodo ricondurre il tutto agli stereotipi del vecchio scontro destra-sinistra, comunisti vs. fascisti, Antagonisti vs. Casapound, radical-chic benpensanti contro leghisti egoisti e bestie. Renzi (Bruxelles nel cuore e nell’anima, o qualcosa del genere) contro Salvini (era a Bruxelles, è salvo e twitta: “sto benea qualche scemo dispiacerà –  e torno in ufficio”). Non ci abbiamo capito niente, come al solito, e ci fa tanto comodo fare, come al solito, le oche giulive, di sinistra e di destra. Tanto a levare le castagne dal fuoco ci penserà qualcun altro.

E’ uno scontro di civiltà. Tra un occidente decadente e distratto (ma quando scoppiano le bombe distrarsi è più difficile, e il rumore supera anche quello della musica e delle sciocchezze negli auricolari) ed un terzo mondo (ma anche secondo) che vuole imporci il suo dominio con l’unica cultura che conosce. Che non è quella dell’Alhambra, di Avicenna ed Averroé e di quell’Islam di cui si favoleggia tanto e che non è mai esistito se non nei film e nella fantasia distorta o interessata di qualcuno. E’ quella di Settembre Nero, non si è mai mossa da lì. Non si è mai evoluta. Non può farlo. Maometto non sapeva scrivere, ma la scimitarra la maneggiava benissimo.

Siamo in guerra, sì, signori. Giulio Cesare diceva di prepararsi sempre per tempo, aumenta addirittura le possibilità di mantenere la pace.

Ma forse son concetti troppo complicati. Fate una bella cosa, mezza giornata di attenzione compita, poi rimettete pure gli auricolari.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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